Supereroi
“Sei pronta a partire e non tornare più?”
“Pronta, tu?”
“Anch’io. Ma poi tu non hai chi ti aspetta? Sei sposata?
”No, sono libera come il vento”
“Bene, allora puoi venire anche tu con me e là ci aspetta anche la mia ragazza”
“Ma dove andiamo?”
“Nello Spazio! Ci stanno aspettando”
“Certo … ci aspettano in reparto …”
“Ma no, io non tornerò in ospedale. Mi aspettano per portarci via, ho ricevuto un segnale ieri. Arrivati là ci verranno a prendere. “
“Ma tu questi UFO li hai mai visti?”
“Sì, una volta a Volterra.”
“Infatti ricordo che anni fa parlarono di avvistamenti a Volterra in TV.
“Sì”. Continuò: “Forse hanno scelto anche a te per essere visti. Loro scelgono solo persone che possono crederci, o che possano sopportarli”
“Solo se li vedo forse ci credo. E comunque una volta avvistati serve coraggio per dirlo al mondo...”
Il ragazzo rise ed io confusa lo guardavo: i suoi occhi due carboni freschi, ventun’anni nascosti da capelli, barba e baffi centenari. Tutto può essere.
“In effetti , non sei il primo che mi parla di extraterrestri. Tra qualche settimana vicino a Rimini, ci sarà la presentazione di un libro di uno dei massimi esperto del settore in Italia: un giornalista che ha fondato il Centro Ufologico Nazionale (1). E ho sentito tempo fa, che gli avvistamenti conteggiati dall’aereonautica come organo governativo non sono affatto pochi.”
“ Potrebbero scegliere una come te.”
Beh non sapevo se prenderlo come un complimento e glielo dissi. Rise. Tutto può essere, niente male. Anche la mia amica astrologa non è da meno quando mi parla di Atlantide, rettiliani e corpo astrale …
Ufologi, astrologi, new hippie e new age. Lui somigliava un po’ a tutto questo . Anche.
Ma ora non eravamo (purtroppo) in una navicella spaziale, né il nostro autista assomigliava (ri-purtroppo) a Capitan Harlock.
Eravamo in un’ambulanza, che del disco super tecnologicamente alato, non aveva nemmeno un pezzetto di condizionatore (un disco volante presumo che un minimo d’aria condizionata in piena estate ce l’abbia! – o similare - ).
Denis ( il ragazzo,) seduto accanto al finestrino in direzione pilota, e io, (l’infermiera,) di fronte alla sua sinistra.
Si era messo accanto al finestrino per poter fumare, glielo avevo consigliato anche io, che odio il fumo e sapendo che riusciva a stare poco tempo senza quel fusillo in bocca.
In SPDC, da dove eravamo partiti, il fumo (di tabacco o cannabis o altro), era il suo unico argomento spartito con i tecnici della pazzia. Chiedeva sigarette ogni minuto e noi gliene davamo una ogni ora (o poco, poco prima). Questa modalità, non faceva che aumentargli il desiderio di quella sigaretta e queste diventavano il suo mondo (lì dentro, in SPDC.).
Sigarette e fumo, fumo di tabacco. Con quel miasma, da una parte lui si adattava al reparto: all’aria delle stanze, a quel puzzo vincolato dalle finestre serrate dal mattino presto, ai due bagni per tredici pazienti,al corridoio senza finestre, alla sala tv con vetrate/vetrine larghe verso l’esterno e alla sala fumatori sempre piena. D’altra parte invece, quel vapore, lo staccava dall’esterno, nella sua nuvoletta sempre presente in lui assente.
Da come ci raccontava, anche a casa e in presenza dei genitori, era sempre avvolto da quelle brume .
Lui era una psicosi simplex da cannabis in SPDC. Lui poteva fumare una volta ogni tre quarti d’ora in SPDC. Poteva ricevere visite dai familiari e uscire dal reparto solo accompagnato.
Se ne stava in stanza fumatori, ma fumava anche fuori di lì, irritando gli operatori ed alcuni pazienti. Aveva fatto amicizia, con un altro giovane malato che pareva il suo antitetico: responsabile, lavoratore, con forte senso del dovere e legato alle volontà degli altri. Invece Denis non lavorava né era preoccupato di ciò. Chiedeva i soldi ai genitori, questi gliene davano, e il suo dovere, era solo quello di essere libero da tutti i condizionamenti, le restrizioni, da quello che ti richiedono gli altri di essere. Ecco forse il loro punto in comune: che gli altri,( la famiglia, la società) ad entrambi reclamavano ciò che è convenevole mostrarsi , non la loro vera essenza. A quella richiesta i due ragazzi avevano risposto: uno con la Ribellione e l’altro col non essere sé stesso compiutamente … il dovere!,solo il dovere uno; nessuna regola l’altro.
Nessuna regola. E nei reparti le regole ci sono. In SPDC le regole si amplificano.
Suo padre non gli aveva posto mai dei limiti e lì c’è chi lo fa. In particolare quell’infermiere che, padre di tre figli, si è sempre fatto rispettare anche con quelle. A Denis non gli sta bene. Lui gli ordini non li ha mai presi da nessuno. Tanto meno da quell’infermiere che forse vede come il padre tenace che non ha mai avuto. Denis gli prende un dito con forza, fino a torcerglielo e a fratturarglielo.
Il ragazzo finisce legato a letto da fasce bianche. Gli legano i piedi, il busto e le braccia.
Quel giorno, non ero in reparto. Lo vidi il giorno dopo, in quel letto vetusto lungo quanto lui. Anzi, prima lo sentii: urlava disperato chiamando un infermiere. Andai nella piccola stanza, lui la riempiva . Mi implorò urlando di scioglierlo, fredda gli dissi che non potevo. Gli dissi di calmarsi che così peggiorava le cose, non l’avrebbero slegato. Gli dissi anche che doveva deciderlo un medico. Chiese del medico e chiese di fumare. Domandai al tirocinante infermiere che mi aveva seguito, di stare con lui in stanza con i vetri aperti e la serranda un po’ abbassata per farlo fumare. Informai il medico della sua volontà. Per buona parte del pomeriggio urlò, e con il suo corpo pur legato, riusciva a spostare il suo letto in avanti, verso la parete. Chiasso, rabbia e forza dei suoi vent’anni.
Il giorno seguente venne sciolto, su decisione dell’équipe dopo la visita medica. Andai io col collega a slegarlo. Il collega ed io gli disponemmo di farsi una doccia: era stato legato per tre giorni. Rifiutò. Ora non poteva più uscire dal reparto, era in TSO.
Spiriti Liberi imprigionati.
Cambia l’ambiente e muta anche l’uomo... o meglio il ragazzo. Si decise di trasferirlo nella sua zona, era da noi per carenza di posti letto nella propria città il giorno in cui fu deciso il suo ricovero.
Partimmo trasportati entrambi. Dentro all’ambulanza fumava poco. Parlammo molto di una conoscenza che avevamo in comune: l’astrosofia. Io integravo delle cose a lui e lui a me. Mi parlò, oltre a ciò, appunto degli UFO, appena qualcosa dei suoi genitori e della sua ragazza. Mi parlò di viaggi in Giappone e ad Amsterdam ,mi invitò a partire con lui. Poi fui io a domandargli:
“ Ma cosa ci trovi di bello nelle droghe? A me personalmente han sempre fatto paura, per il fatto di non avere il controllo su di me .”
“Io fumo solo la cannabis. A casa sto delle ore davanti al computer e fumo la cannabis. “
“In reparto mi avevi raccontato di avere usato anche LSD e altre droghe. Per esempio gli acidi. Quelli ti bruciano il cervello e non lo riprendi.”
“Più che bruciare il cervello possono essere pericolose per quello che ti portano a fare.”
“ Comunque sono pericolose, sono schifezze chimiche e non si sa mai cosa ci mettono dentro.”
“A me piacciono molto i funghetti. Quelli sono naturali sono la manna della Bibbia”
“Ma che effetto ti danno i funghetti?”
“Mi centrano, vedo meglio me stesso dentro. Mi aprono il terzo occhio. Vedo come appaio agli altri anche, quindi mi mostrano interno ed esterno”
“Ma comunque sono droghe, fanno male.”
“Ma anche i farmaci sono droghe, e chimiche. I funghi aprono la mente, rendono creativi: hanno condotto una ricerca al riguardo e han visto che aiutano in questo (2).E allora la marijuana medica? Provali”
“Io sto bene così, la marijuana medica è per i malati oncologici. Non proverò niente di tutto questo. Ma allora promettimi che userai solo droghe naturali assodate.”
“Sì ok. Promesso”
Mi tese la mano per la promessa. Ci guardammo. Lo guardai. Mi sembrava un santone indiano, un musicista inglese anni 70, un mago, ma ancor più un Re. Un Re Guerriero. Come mi aveva detto anche lui. Non prendeva ordini da nessuno e ciò che voleva lo prendeva. Anche in casa era il re. Mi arrivò l’immagine di un re azteco ma anche quella di un manga.
Mi tornò in mente, un discorso che mi fece in un bar un mio insegnante di yoga quando gli dissi che lavoravo in psichiatria. Che i matti in India sono rispettati per come sono, per questa loro diversità, per essere differenti dagli uomini comuni. A loro è permesso usare droghe per raggiungere degli stati a cui son predisposti. Mentre all’uomo comune spetta lo yoga e la sana alimentazione.
Non so bene se sia poi realmente tutto così come mi disse il maestro, là in India, ma mi venne un’idea. Pensai: perché è nato in Italia viene considerato un giovane bruciato, se nasceva indiano, messicano, peruviano … azteco! … chissà se era più libero di essere così.
“Perché mio padre non capisce che io voglio manifestarmi per come sono io!” Mi urlò in reparto un pomeriggio in cui mi avvicinai perché lo sentii agitarsi, nel mentre di un colloquio con i suoi. Gli risposi che questo succede spesso tra padre e figlio e si fermò in silenzio.
Quindi, se fosse nato là, in quei posti, magari era simile ad uno sciamano, che mediante cerimonie, mediante un progresso personale, si sviluppava, si ascoltava e poi dava anche consigli. Prediceva il futuro, sentiva il passato, salvava (e si salvava). Lo avrebbe fatto senz’altro dopo l’assunzione di qualche micete, così come faceva la curandera Maria Sabina sciamana mazateca. Mi ricordai di un libretto che avevo letto su di lei tempo fa. Di come considerava magico lo Psilocybe (ne mangiava dall’infanzia, la folle!)e di come, alcuni studiosi occidentali ebbero dimostrazioni del potere intuitivo e di divinazione conferitogli dai funghi. Funghi magici, che poi, dopo l’arrivo di alcuni hippies, non vennero più rispettati secondo le tradizioni indigene perché questi “li mangiavano ovunque e non solo nei luoghi sacri e senza cerimonie iniziali” … Quindi perché assunti da gente comune ( i normali) che non ne concepivano una sacralità, direi un senso più profondo di crescita personale, così facendo, secondo come afferma la curandera, rischiavano la pazzia. (3)
“Potresti essere la mia sorella maggiore”
“Ok” Gli sorrisi. Poi volle darmi la sua benedizione. Con la mano fece una rivoltella e me la puntò in fronte.
“Mi uccidi? Che benedizione è?” “Così avrai una nuova vita, una parte di noi stessi non muore mai.”
Mi piacque molto la cosa e lo imitai, consacrandolo con la mia revolver.
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(1) Si parla di Roberto Pinotti.
(2) Una ricerca condotta dalla John Hopkins University di Baltimora e pubblicata sul Journal of Psychopharmacology in cui i funghi a base di psilocibina sono stati in parte studiati per potenziali applicazioni mediche: ” Il 60% dei partecipanti allo studio ha manifestato cambiamenti di personalità a livello delle caratteristiche di apertura mentale, immaginazione e capacità di astrazione … I volontari non erano molti, perciò lo psichiatra mette le mani avanti dicendo che non per forza questi dati possono valere per la popolazione in generale. I cambiamenti sono avvenuti soprattutto per chi ha avuto un esperienza mistica dopo l’assunzione del’allucinogeno,ovvero in chi si è sentito più connesso agli altri provando allo stesso tempo un senso di sacralità e reverenza nei confronti di tutto ciò, ha spiegato lo psichiatra … alcuni partecipanti hanno manifestato paura e ansia durante il periodo di effetto della psilocibina. Nessuno si è fatto male o è mai stato in reale pericolo, ma in un contesto assunzione di allucinogeni meno controllato il rischio di comportamenti pericolosi, anche nei confronti di se stessi, non è da sottovaluta … ”. (Fonte: Corriere della Sera – Salute – Funghi allucinogeni una volta sola e cambia la personalità, 19 ottobre 2011)
(3) A. Estrada, Vita di Maria Sabina. La sciamana dei funghi allucinogeni. Savelli Editori, 1981
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